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Influenza e sindromi simil-influenzali non sono la stessa cosa. Anche se febbre, tosse e malessere possono farle sembrare indistinguibili, queste infezioni sono causate da virus diversi e possono avere un decorso differente.

Ogni anno, l'influenza stagionale colpisce circa un miliardo di persone nel mondo, mentre molte altre sviluppano sindromi simil-influenzali. Capire meglio cosa le distingue può aiutare a non sottovalutare i segnali dell’organismo e a gestire la malattia nel modo più adatto. 

Cosa sono i virus influenzali e le sindromi simil-influenzali

Quando si parla di “influenza” in senso stretto si fa riferimento a un’infezione respiratoria acuta causata esclusivamente dai virus influenzali di tipo A e B.

Con il termine più ampio di “sindrome simil-influenzale”, invece, si indicano quadri clinici simili a quello dell’influenza, ma che possono essere provocati da diversi virus respiratori. Tra questi rientrano, ad esempio, rhinovirus, adenovirus, virus respiratorio sinciziale (RSV) e alcuni coronavirus. La somiglianza dei sintomi rende spesso difficile distinguere le diverse infezioni solo sulla base del quadro clinico.

I virus influenzali

Esistono quattro tipi di virus influenzali, denominati A, B, C e D. I virus A e B sono quelli che circolano regolarmente nell'uomo e causano le epidemie stagionali, ma solo i virus influenzali di tipo A sono stati associati a pandemie. Questi vengono ulteriormente classificati in sottotipi in base alle proteine presenti sulla superficie virale.

Attualmente, i sottotipi che circolano maggiormente nell'uomo sono: A(H1N1) e A(H3N2). In particolare, i ceppi associati al sottotipo H3N2 sono stati correlati, negli anni, a stagioni influenzali più severe.

I virus influenzali possono, inoltre, evolvere in nuove varianti all’interno dei diversi sottotipi. Un esempio è la variante K del virus A(H3N2), che ha contraddistinto la stagione influenzale 2025-2026.

I virus influenzali di tipo B, invece, non vengono suddivisi in sottotipi come quelli di tipo A, ma in due linee principali: B/Yamagata e B/Victoria. Sono questi due ceppi a circolare stagionalmente nell’uomo e a contribuire alle epidemie influenzali.

Le sindromi simil-influenzali

Le sindromi simil-influenzali sono provocate da un'ampia gamma di agenti patogeni, sia virali sia batterici, che possono dare origine a manifestazioni cliniche molto simili all'influenza, rendendo spesso difficile distinguere le diverse infezioni sulla sola base dei sintomi. Inoltre, le diverse infezioni possono differire per durata, gravità e possibili complicanze.

Diverse infezioni respiratorie possono causare sintomi simili all’influenza, tra cui il virus respiratorio sinciziale (RSV), SARS-CoV-2 e il comune raffreddore. L’RSV, nel dettaglio, è un agente infettivo virale molto contagioso, capace di infettare l'apparato respiratorio di persone di tutte le età, in particolare di anziani e di bambini al di sotto dei 2 anni. Si tratta di un virus ad RNA di cui si conoscono due gruppi, il gruppo A e B, individuati sulla base delle due forme della glicoproteina G, una molecola presente sulla capsula che riveste il virus.

Cause diverse ma sintomi in comune

L’influenza e le sindromi simil-influenzali presentano un elemento fondamentale in comune: la sovrapposizione dei sintomi. È proprio questa somiglianza clinica a rendere spesso difficile distinguerle nella pratica quotidiana e a spiegare perché vengano raggruppate sotto descrizioni simili.

In entrambi i casi, infatti, il quadro può includere febbre, brividi, dolori muscolari, mal di testa, tosse e mal di gola, manifestazioni tipiche di molte infezioni respiratorie.

Accanto a questi sintomi più classici, possono comparire anche naso che cola o congestione nasale, una sensazione marcata di stanchezza e malessere generale e, soprattutto nei bambini, disturbi gastrointestinali come nausea, vomito o diarrea.

La combinazione e l’intensità dei sintomi possono variare molto da persona a persona e non è necessario che tutti siano presenti contemporaneamente.

È proprio questa ampia area di sovrapposizione clinica che rende l’influenza e le altre infezioni respiratorie, come quelle causate da RSV, SARS-CoV-2 o dai virus del comune raffreddore, spesso difficili da distinguere senza effettuare test specifici.

Attenzione alle possibili complicanze

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una donna tossisce a causa di una complicanza causata da un virus influenzale

Nella maggior parte dei casi, sia l’influenza sia le sindromi simil-influenzali si risolvono spontaneamente entro circa una settimana, senza necessità di cure mediche.

Tuttavia, entrambe possono evolvere in forme più severe, soprattutto nei soggetti più vulnerabili.

In particolare, l’influenza può occasionalmente causare complicanze importanti, come polmonite e sepsi, oltre a peggiorare patologie croniche già presenti.

È comunque importante sottolineare che i ricoveri ospedalieri e i decessi associati a queste infezioni riguardano soprattutto le categorie a maggior rischio.

Infatti, sebbene possano colpire persone di qualsiasi età, alcune condizioni aumentano in modo significativo la probabilità di sviluppare forme gravi o complicanze.

Tra queste rientrano le donne in gravidanza, i bambini sotto i cinque anni, le persone anziane e i pazienti con patologie croniche cardiovascolari, respiratorie, renali, metaboliche, neurologiche, epatiche o ematologiche. Anche le persone immunocompromesse o in trattamento con terapie immunosoppressive, come chemioterapia o corticosteroidi, risultano particolarmente esposte alle forme più severe.

Trasmissione e prevenzione

I virus influenzali e le infezioni simil-influenzali si trasmettono facilmente da persona a persona attraverso tosse e starnuti. La vaccinazione, per i patogeni per cui è disponibile, come influenza, RSV e COVID-19, rappresenta il metodo più efficace per prevenire la malattia.

Per ridurre il rischio di contagio è consigliabile, inoltre, coprire bocca e naso con un fazzoletto quando si tossisce o starnutisce, lavare frequentemente le mani ed evitare il contatto ravvicinato con persone malate.

Trattamento dei sintomi

Il trattamento dell’influenza e delle sindromi simil-influenzali è, nella maggior parte dei casi, sintomatico e si basa soprattutto su riposo e un’adeguata idratazione, misure utili a favorire la guarigione. Nella maggior parte delle persone, i sintomi si risolvono spontaneamente entro circa una settimana, mentre nei casi più severi o nei soggetti a rischio può essere necessario il ricorso alle cure mediche. Poiché queste infezioni possono avere cause diverse, la gestione viene sempre personalizzata dal medico in base al quadro clinico e alle condizioni del paziente, con eventuali terapie aggiuntive valutate caso per caso.

Per aiutare a migliorare i sintomi, infine, è possibile ricorrere a farmaci da banco. Possono essere particolarmente utili quelli a base di paracetamolo, fenilefrina e guaifenesina, in grado di alleviare i sintomi associati a raffreddore e influenza (come dolore, congestione nasale, mal di testa, febbre e tosse produttiva). In particolare, il paracetamolo esercita un’azione analgesica e antipiretica, la fenilefrina è un efficace decongestionante nasale e  la guaifenesina svolge un effetto espettorante, aiutando a eliminare il muco in eccesso.

Cosa è importante ricordare

Influenza e sindromi simil-influenzali condividono molti sintomi, come febbre, tosse e dolori muscolari, ma sono causate da agenti diversi e possono avere decorso e complicanze differenti. Questa sovrapposizione rende spesso difficile distinguerle solo sulla base del quadro clinico.

Nella maggior parte dei casi, il quadro sintomatologico si attenua gradualmente nel giro di pochi giorni, anche se tempi di recupero e decorso possono differire da persona a persona.

È comunque importante prestare attenzione all’evoluzione dei sintomi, anche quando inizialmente sembrano lievi, soprattutto nei bambini, negli anziani e nelle persone più fragili. Segnali persistenti, un peggioramento improvviso o difficoltà respiratorie non dovrebbero essere sottovalutati.

Per questo, riconoscere che sintomi simili possono avere origini diverse è essenziale per orientare correttamente la gestione della malattia e sapere quando è necessario il ricorso al medico.